2. La qualità delle ciclo-infrastrutture deve essere sempre pari alla qualità delle infrastrutture per il traffico motorizzato.

Questo diritto riveste diversi aspetti, a seconda delle circostanze locali.

In primo luogo, la superficie su cui i ciclisti pedalano deve sempre essere almeno di qualità pari al manto stradale su cui viaggiano le automobili, in quanto le biciclette non hanno i sofisticati sistemi di sospensione e i larghi pneumatici a bassa pressione delle automobili.

Troppo spesso si vede la strada per le auto coperta con asfalto liscio, mentre i ciclisti sono costretti a viaggiare su pessime superfici a malapena asfaltate se non ricoperte da sampietrini o altri mattoni. Questa situazione deve essere invertita: i ciclisti necessitano di una superficie liscia molto più delle automobili.

In secondo luogo, la rete di strade per i ciclisti, sia essa un sistema separato od una rete di strade su cui i ciclisti possono procedere in modo sicuro e veloce, deve sempre offrire almeno la stessa comodità e facilità d'uso della rete di strade ed autostrade per i veicoli motorizzati. Spostarsi da una città all'altra deve essere semplice anche senza l'uso di un GPS.

In terzo luogo, al pari degli itinerari all'interno delle città, dovrebbe esserci anche una rete di piste ciclabili con collegamenti diretti che evitano i centri urbani per migliorare l'efficienza degli spostamenti a lungo raggio. La segnaletica deve essere chiara e adatta non solo a chi vuol muoversi sino al paese vicino, ma anche per chi sta facendo lunghi viaggi. Inoltre, il tracciato delle ciclo-vie, deve essere privo di curve a gomito, pali ed altri ostacoli pericolosi. Superfici di pietrisco, buche, spigoli vivi ed altri “killer” di pneumatici, sono inaccettabili.